La Storia

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Un alone di mito circonda il Gran San Bernardo, più spesso della coltre di neve che lo ammanta ogni inverno. Al colle di confine, lungo i sessanta metri di strada scalpellati nella viva roccia dai romani - o sostando ai piedi della statua di Bernardo con lo sguardo rivolto al millenario ospizio – si respira la storia a pieni polmoni. Profondissimo il legame tra i paesi della Coumba Frèide e le alterne vicende del valico, da millenni tra i punti di transito più importanti d’Europa.

Certamente già in uso in età neolitica, 3 mila anni prima di Cristo, il colle acquista sempre più peso fino all’età imperiale romana, quando la strada di accesso – sotto il regno di Claudio (41-54 d. C.) – viene finalmente lastricata fino alla sommità e resa così percorribile dai carri. La strada dell’Alpis Poenina (il nome latino del “Grande”) conduceva al sito oggi chiamato Plan de Jupiter, un piccolo pianoro puntellato di rocce.

Nel Settecento gli scavi archeologici portarono alla luce diversi resti romani: un tempietto e due mansiones (punto d’appoggio per le guarnigioni militari che presidiavano il valico) oltre a più di 50 tabelle votive lasciate dai viandanti e a qualche statuetta pagana. Miliziani e imperatori, mercanti, pellegrini sulle rotte della leggendaria via francigena, papi: il transito attraverso il Mont-Joux non conosce soste, come testimoniano anche le vicende dei marroniers - montanari che si mettevano al servizio dei viaggiatori come guide - e la viérie, ossia il monopolio del trasporto delle merci. Privilegi che gli abitanti di Etroubles e Saint-Rhémy trattengono gelosamente nelle loro mani a partire dal IX-X secolo, ricevendo la loro consacrazione formale negli statuti siglati dai Savoia nel 1273.

Le invasioni saracene tormentano la Val d’Aosta nel X secolo, portando distruzione e razzia sulla rotta del valico. Sono proprio loro, i briganti, a scrivere le prime pagine del declino del Mont-Joux, che comincia peraltro a soffrire la concorrenza dei colli padani del Sempione e del San Gottardo, meno elevati e dunque più accessibili. Negli stessi anni in cui Bernardo di Mentone - che vive tra il 1020 e il 1081 - fonda l’ospizio in cima al colle, i Savoia si assicurano il controllo dei valichi alpini.

Lo spostamento della capitale da Chambéry a Torino nel 1563 non fa che mettere ulteriormente in ombra le vie valdostane, accentuando il prestigio del Moncenisio, valico attraverso cui passa la via più breve e sicura tra Savoia e Piemonte. Per il Gran San Bernardo arriveranno nuovi giorni di gloria più di due secoli dopo, quando verrà varcato da Napoleone e dai suoi 40 mila tra lancieri e cavalieri (maggio 1800) prossimi ad accerchiare gli austriaci a Marengo. Le due guerre mondiali sfiorano appena la frontiera tra Val d’Aosta e Svizzera. Ne rimane traccia nelle fortificazioni di Plan Puitz, erette nel 1916 in previsione di un’invasione delle armate tedesche dal territorio elvetico e riattivate nel 1940.

Una manciata di anni dopo (1964) l’apertura al traffico del tunnel del Gran San Bernardo rappresenta una svolta cruciale. La montagna tempestosa, scoscesa, nevosa – terrore del viandante medievale - è definitivamente domata, in una manciata di minuti, da automobilisti comodamente seduti nelle loro vetture. La Valpelline e la valle di Ollomont sono identificate come i principali territori di residenza delle popolazioni salasse dopo la piana di Aosta, in epoca preromana. Ricche di pascoli e giacimenti minerari, erano solcate da importanti vie di comunicazione transalpine: tra esse la più importante era la Vy Durand, che attraversava gli alpeggi di Doues e Ollomont e, valicando la cresta di confine alla Fenêtre Durand, portava nella valle di Bagnes, nel Vallese.

La tradizione vuole che sia stato proprio Bernardo di Mentone, nel 1037, a fondare un ospizio a servizio dei viandanti della Vy Durand. In località Glassier i resti dei muri della Bernarda sono stati visibili fino al 1973, quando furono cancellati da una frana. Gli anni di Bernardo sono anche teatro delle invasioni dei Saraceni – con tutta probabilità si deve a loro la costruzione della Tornalla, la torre a pianta ottagonale simbolo di Oyace - e delle contromosse dei valligiani per respingerle. Il 1035 segna l’inizio della riscossa, con il ritorno in mani valdostane della Fenêtre Durand.

Seguono i secoli bui del feudalesimo, segnati da sanguinose lotte con i vicini del Vallese per il controllo dei pascoli di confine e da diatribe al coltello per il dominio della Valpelline. Gli assetti di potere sono decisi da almeno 4 casate, sotto la spregiudicata regia dei Savoia: Gignod, Rhins, Doues e Oyace. L’anno di peste 1630 assesta duri colpi in valle: nel solo territorio di Doues si contano 400 vittime. Il potere feudale si sgretola definitivamente nel 1778, quando i comuni della Valpelline si affrancano dalla famiglia Perrone di San Martino dietro versamento di una cauzione di 240 mila lire.

Gli anni della Rivoluzione Francese vedono ospiti della parrocchia di Bionaz illustri esponenti del clero francese in fuga. Un’altra data incisa nel libro d’oro della Valpelline è il 1953, che segna la fine dell’isolamento dell’alta valle con la costruzione di una strada carrozzabile fino a Bionaz, cui segue una decina d’anni di cantieri per realizzare l’imponente diga di Place Moulin.



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